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LA GRANDE TRUFFA DELL'EURO

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Come una speculazione senza precedenti al mondo ha bloccato stipendi e pensioni raddoppiando in un colpo solo il costo della vita

Abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa, paghiamo un mare di tasse e il costo della vita ci sta portando, giorno dopo giorno, verso la miseria più nera. Adesso a dircelo è l’Eurostat, facendo notare che meglio di noi fanno anche nazioni notoriamente in crisi come Irlanda, Grecia, Spagna e Cipro.

E mentre questa verità fa il giro del mondo, mettendo in luce l’arretratezza del nostro Paese, c’è anche chi fa finta di non essersi accorto di nulla. Infatti, mentre tutti noi sappiamo da anni come stanno andando le cose, improvvisamente sui grandi giornali dei poteri forti, quelli che contano davvero e che riescono sempre a condizionare la vita dei cittadini, qualcuno se ne viene fuori con spiegazioni di comodo sostenendo che, in effetti, ci sono molti passaggi dal lordo al netto nelle retribuzioni. Tuttavia, chiariscono, la situazione italiana è meno peggio di quanto non dica la mappa Ue.

Ma le cose non sono affatto così. La verità, semplice e banale, è che, dopo anni di sudditanza economica che hanno portato il nostro Paese sull’orlo del baratro, finalmente è venuto fuori che il vero responsabile del disastro italiano è stato l’euro. Improvvisamente, dopo un lunghissimo periodo di silenzio durante il quale nessuno si è mai preso la briga di citarlo, adesso l’euro viene considerato la causa primaria dei disagi economico-finanziari che stanno assillando la popolazione di questo Paese. Il caso vuole, però, che così come era colpevole il silenzio che ha contraddistinto i primi dieci anni della valuta unica europea, altrettanto lo è questo improvviso scaricare di tutte le colpe su un solo soggetto. Tanto più che la moneta unica, nel quadro europeo e internazionale, è comunque una grande cosa.

E vediamo perché. Quando nel 2001 l’euro ha fatto capolino nelle nostre vite, il suo valore avrebbe dovuto essere 1936,27 lire. Il condizionale in Italia è sempre d’obbligo, perché qui da noi non esiste alcuna regola che venga sempre rispettata. E l’euro non ha fatto eccezione. Intendiamoci, non siamo stati i soli ad avere grossomodo un valore dell’euro pari al doppio dell’unità di misura, cioè le mille lire. Anche in Germania, dove il marco valeva 960 lire, si sono ritrovati con un euro che valeva quanto due marchi. Solo che i tedeschi, da quelle persone serie che sono, hanno tradotto stipendi, pensioni e prezzi allo stesso modo. In Italia, invece, qualcuno ha fiutato l’affare ed ecco allora che si sono inventati l’equivalenza di 1 euro = 1000 lire, con buona pace di un’intera società di lavoratori e pensionati che, in questo modo, si sarebbero ritrovati con una capacità di spesa ridotta del 50 per cento. Qualcuno ha parlato di singoli speculatori, ma le cose non sono andate affatto in questo modo. Purtroppo, il primo a iniziare la truffa dell’euro, rifiutandosi di intervenire in quello che all’epoca era stato definito “libero mercato”, è stato il governo in carica, nel caso specifico quello Berlusconi. Una posizione, questa, che è stata subito sposata dall’opposizione di sinistra e poi dal successivo governo Prodi. Buon senso e onestà avrebbero dovuto indurre il governo a imporre a tutti i commercianti il cartellino del doppio prezzo in lire e in euro, ma così non è stato. Si è invece lasciato che “il mercato”, intendendo con questa parola ogni possibile speculazione portata avanti sull’euro, dettasse le proprie regole. Ben sapendo che, così facendo, qualcuno si sarebbe super arricchito e molti altri, la maggioranza, sarebbero scivolati verso la miseria. Cosa che è regolarmente avvenuta.

Non solo si è lasciato che l’italica disonestà distruggesse l’equilibrio economico del Paese, ma si è agevolato questo processo strizzando l’occhio a tutti coloro che, a tavolino, avevano programmato questo business criminale. Vediamo qualche esempio. Da un punto di vista produttivo, la nostra è una società prevalentemente manifatturiera. Consideriamo, ad esempio, l’andamento di una delle tante fabbriche di scarpe sul territorio nazionale. Subito dopo l’introduzione dell’euro, il nostro fabbricante di scarpe continuava ad acquistare le materie prime al prezzo di prima, pagava i suoi lavoratori esattamente come prima ma aveva raddoppiato i prezzi del prodotto finito al dettaglio. Il paio di scarpe che prima in negozio costava centomila lire, adesso costava cento euro: il doppio. E così per tutti gli altri generi di consumo.

Che dire, poi, degli immobili? Da un giorno all’altro, gli immobiliaristi hanno raddoppiato il valore dei loro palazzi, senza dover rendere conto di niente a nessuno. Così come hanno raddoppiato gli affitti, s’intende.

E come spiegare il prezzo dei farmaci, in continua evoluzione? Abbiamo assistito alle trasformazioni delle farmacie che, da punti di vendita di medicine, si sono trasformate in lussuose boutique del farmaco. Del resto, quando mai prima qualcuno pensava di entrare in farmacia con una carta di credito? Oggi è la normalità.

Ma nessuno ha mai raddoppiato gli stipendi e le pensioni… Tutti zitti, come se questa trasformazione economica di carattere epocale fosse la cosa più scontata del mondo. No, non lo era. E in nessun paese europeo, tranne uno, si è assistito a questa rapina autorizzata e generalizzata. E quel Paese, guarda un pò, è proprio la Grecia.

La colpevolezza della classe politica nel suo insieme, è palese anche negli aumenti delle tariffe pubbliche. Invece di procedere ad aumenti rapportati a quelli vecchi in lire, lo Stato si è subito adeguato al nuovo andamento di 1 euro = mille lire, consolidando la sempre più rassegnata convinzione dei suoi cittadini: tutti devono pagare il doppio, rispetto a prima, anche se continuano a guadagnare in lire.

Tutto questo denuncia uno stato di cose assolutamente inqualificabile per un Paese europeo degno di questo nome. E si può dunque capire con quale spirito venga recepito adesso lo sforzo del governo Monti per rimettere a posto i conti. L’Italia, tartassata da un buon numero di politici disonesti, affaristi senza scrupoli e partiti che pensano soltanto alla propria cassa, adesso deve impoverirsi ancora di più, nonostante sia già allo stremo. La prima volta è stata vittima di una truffa senza precedenti al mondo, la seconda è di nuovo vittima in quanto deve riscattarsi dall’essere rimasta vittima la prima volta.

La fotografia più rappresentativa ce la fornisce l’ultimo studio dell’Ocse che ci rivela come il 10 per cento della popolazione italiana controlli di fatto l’intera economia nazionale. Sono questi signori coloro che fanno il bello e il cattivo tempo nel Bel Paese. E dal momento che i soldi si spostano, e non scompaiono, possiamo stare certi che l’incremento della miseria in Italia li vede protagonisti a tutto tondo. Fintanto che lo Stato lascerà mano libera a questa ignobile speculazione, si può essere certi che non si vedrà nulla di positivo all’orizzonte. Perché stupirsi, dunque, per l’aumento delle proteste e dei movimenti politici populisti e reazionari? Ognuno raccoglie ciò che ha seminato. E se ha seminato rabbia, povertà, disperazione e disoccupazione, che genere di frutti si potrà mai aspettare?
caravella.eu







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